E’ da ricordare anzitutto, specialmente nelle prime domeniche, l’opportunità che le persone più vulnerabili rimangano al sicuro a casa; si invitino anziani e malati a restare nelle proprie abitazioni, seguendo la celebrazione eucaristica trasmessa dai canali televisivi e da altri mezzi di comunicazione sociale.
LE NORME:
- la distanza fra le persone sedute deve essere di un metro (quando ci si muove, un metro e mezzo), sia lateralmente che frontalmente;
- fuori dalla chiesa sia posto un avviso ben visibile, con le informazioni più importanti circa la partecipazione alle celebrazioni;
- le acquasantiere devono rimanere vuote, come fatto finora;
- non vanno lasciati nel luogo della celebrazione foglietti, libretti dei canti, libridi preghiere e/o altro materiale, cartaceo e non, che può essere veicolo di contagio;
- in prossimità dell’accesso sia disponibile il liquido igienizzante, di cui i fedeli potranno servirsi se lo riterranno opportuno;
- entrando nel luogo della celebrazione i fedeli prendano posto nei luoghi indicati, a cominciare da quelli più vicini al presbiterio, ed evitino spostamenti;
- anche per uscire dal luogo della celebrazione occorre evitare assembramenti, mantenendo la distanza di sicurezza di un metro e mezzo;
- Una certa attenzione dovrà essere dedicata alla sacrestia, perché non diventi luogo di affollamento prima o dopo la Messa.
LA CELEBRAZIONE EUCARISTICA:
- nella celebrazione eucaristica si omette il gesto dello scambio della pace e la Comunione può essere distribuita unicamente sulla mano;
-per la Comunione dei fedeli, il sacerdote che presiede, dopo essersi comunicato, prima indossa la mascherina e poi igienizza accuratamente le mani in modo visibile a tutti, accanto all’altare
- dopo che il ministro proclama “Corpo di Cristo”, i fedeli insime rispondono “Amen”
- i fedeli formino la processione per ricevere la Comunione stando attenti ad utilizzare alcuni corridoi per accedere al presbiterio, ed altri per ritornare al proprio posto; si ricordi di rispettare sempre la distanza di almeno un metro e mezzo;
- avendo ancora la mascherina sul volto; dopo che si è spostato, il fedele abbassa la mascherina con una mano, con la stessa assume il corpo di Cristo non dicendo niente e dopo rialza la mascherina; si ricordi di verificare l’eventuale presenza di frammenti e di assumerli con decoro;
- conclusa l’orazione dopo la Comunione, si avvertano i fedeli circa le modalità di uscita dal luogo della celebrazione.
Messaggio di S.E. Mons. Alberto Silvani, vescovo di Volterra, per la ripresa delle celebrazioni
1. Dalla prossima settimana potremo cominciare a riappropriarci dei nostri spazi celebrativi. Sia lodato il Signore. Pian piano, dimostrando maturità e responsabilità, riprenderemo la vita parrocchiale, ma nulla sarà come prima. Gli ultimi avvenimenti ci hanno purificato e ricondotti all’essenziale, e tornare alla normalità non significa tornare a fare quello che si è sempre fatto, ma rendere normali le cose migliori che abbiamo imparato per necessità.
2. Per quanto riguarda la nostra vita cristiana, accettiamo la lezione dalle vicende accadute, certamente da noi non cercate, e guardiamo all’essenziale. La vita della Chiesa si esprime nell’ascolto della Parola, nella celebrazione della liturgia e nella carità fraterna. Ebbene in questo periodo queste tre cose non ci sono mancate. La carità è passata al primo posto, come era necessario in un periodo di emergenza, e questa preminenza della carità penso che continuerà ancora per un po’ di tempo. L’ascolto della Parola attraverso i mezzi di comunicazione non ci è mancato, anzi si sono moltiplicate le occasioni di ascolto, per chi voleva, naturalmente. Per quanto riguarda poi la liturgia, le nostre chiese sono restate aperte per la preghiera individuale e i nostri preti erano disponibili per i sacramenti. Inoltre hanno celebrato la Messa quotidianamente, a nome di tutti, vivi e defunti. Il culto non si è mai interrotto, anche se è stato molto condizionato.
3. Non ci basta però e non ci soddisfa la vita cristiana ridotta al minimo essenziale; abbiamo bisogno di qualcosa di più. Per il momento prendiamo atto che la privazione forzata di alcune cose ci ha spinti a considerarne di più l’importanza. Le cose si apprezzano quando mancano, e quando tornerà l’abbondanza, stiamo attenti a non sprecare nulla. Oltre a questo, abbiamo ritrovato la gioia di pregare in famiglia, in un modo nuovo. La difficoltà di entrare in chiesa ha fatto diventare chiesa ogni famiglia: non perdiamo questo insegnamento prezioso, teniamolo caro e continuiamo su questa strada.
4. Altre considerazioni bisognerebbe fare con calma sulle ideologie correnti riguardo alla sanità e al progresso scientifico-economico. Le vicende di queste ultime dieci settimane ci hanno trovati fragili e disarmati di fronte al contagio, e ci hanno portato seri problemi economici. In qualche maniera ne usciremo, perché tante sono le umane capacità. Però anche in questo caso vediamo quali sono i veri valori. Da anni si parla del valore oscillante del PIL, ma ci sono cose più essenziali, come l’aria che respiriamo, l’acqua, le strutture sanitarie e i pubblici servizi. Forse ci accorgiamo di rincorrere un benessere un po’ astratto e di considerare essenziali cose che tali non sono.
5. Riprendiamo, gradualmente, facendo tesoro dell’esperienza vissuta. Abbiamo costatato la nostra fragilità, ma la fragilità non è debolezza, è senso dei propri limiti, e nel limite nasce il bisogno dell’altro, la ricerca di una comunità, della relazione umana, dell’amicizia, della solidarietà.
Volterra, 17 maggio 2020, sesta domenica di Pasqua
Alberto Silvani, vescovo
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Fonte: Il santo del Giorno
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